 Nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario che si celebra nelle corti d'Appello di tutta Italia, il ministro della Giustizia Paola Severino ha scelto di essere a Catania, "un esempio virtuoso, dimostrativo del fatto che il recupero di efficienza della giustizia prescinde dalle localizzazioni geografiche". In una intervista al messaggero il ministro oggi delinea alcune delle priorità del suo mandato, in particolare per sfoltire i tempi interminabili dei processi. Ha spiegato che il tema della prescrizione non è un tabù. «Il protrarsi del processo penale e l'intasamento di esso per fatti dotati di scarsa offensività», ha argomentato il ministro, «provocano un inutile dispendio di energie processuali destinate a sfociare in sentenze dichiarative della prescrizione che non soddisfano nessuno: da un lato scontentano le esigenze di difesa sociale e di effettività della pena, dall'altro non rispettano il sacrosanto diritto di un innocente a essere riconosciuto tale».
Per questo, ha spiegato il guardasigilli, «il governo ha deciso di partire dalle cause e non dagli effetti, prevedendo misure deflattive e interventi sistematici sulla misura della pena». «Solo se questi dovessero rivelarsi insufficienti si potrebbe correttamente pensare di agire in seconda battuta sulla prescrizione». In tema di lotta alla corruzione, Severino ha sottolineato l'importanza di «contrastare tutti i fenomeni di gestione illecita del denaro». «Si tratta di verificare se il catalogo dei reati contro la pubblica amministrazione sia completo e se i beni giuridici siano tutelati in maniera adeguata», spiega. «Così, a esempio, da un lato si dovrà vedere se occorra introdurre la fattispecie della corruzione privata e, dall' altro, se la misura delle sanzioni previste per i reati come la corruzione o l'abuso d'ufficio sia da aumentare».
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