 Dal 30 settembre al 3 ottobre, Bronte si trasformerà in una grande vetrina del pistacchio più buono del mondo. La Sicilia, infatti, è l’unica regione italiana dove si produce il pistacchio, e Bronte, con oltre tremila ettari di coltura, ne rappresenta l’area di coltivazione principale (più dell'80% della superficie regionale e l’un per cento di quella mondiale) con una produzione dalle caratteristiche uniche che ne fanno un prodotto di nicchia di grande valore. Il pistacchio era già conosciuto dai greci e dai romani, ma è entrato a far parte delle coltivazioni agricole in Sicilia solo grazie agli arabi che hanno scoperto che sul territorio di Bronte la pianta su cui effettuare l’innesto cresceva spontaneamente. L’ambiente di coltivazione va dai 300 ai 900 metri sul livello del mare con la pianta che si adatta ad ambienti difficili come i terreni lavici brontesi. Si raccoglie ad anni alterni, e negli anni di magra come questo tutti i coltivatori eliminano le gemme, impedendo la nascita del frutto. Questi, infatti, sanno bene che la pianta non producendo per un anno è in condizione di accumulare energie utili per moltiplicare la produzione dell’anno successivo. La raccolta viene effettuata ancora con le tecniche di un tempo fra le irte e spigolose lave dell’Etna e dal frutto sulla pianta bisogna togliere prima il mallo, poi il guscio e per finire quella pellicina che protegge il verde pistacchio. Subito dopo la raccolta il pistacchio va essiccato per ridurre la percentuale di umidità fino al 4%, impedendo la formazione di microrganismi. Il pistacchio di Bronte è particolarmente pregiato e ricercato per il suo sapore aromatico e gradevole in pasticceria, in gelateria e per aromatizzare ed insaporire molte vivande. Ma è chiaramente in cucina e pasticceria che il Pistacchio diventa un Re. Ed i giorni della sagra sono l’occasione migliore per assaggiarlo in tutte le sue gustosissime applicazioni. Per la sua bontà ed unicità lo scorso anno il pistacchio di Bronte ha ottenuto il riconoscimento Dop dall’Unione europea.
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