 Era l’11 settembre del 2003 quando Salvatore Crisafulli,oggi quarantacinquenne, padre di 4 figli, a bordo della sua vespa in compagnia del figlio tredicenne si stava recando a lavoro presso la Asl di Catania dove prestava servizio; dopo aver effettuato circa 2 km,i due vengono travolti da un furgone dei gelati che taglia nettamente la strada, causando un disastro. Salvatore non ha potuto evitare l’impatto, andando a sbattere violentementedopo un volo di oltre 5 metri, con conseguenti lesioni celebrali gravissime e diverse fratture in varie parti del corpo. Dopo l’incidente, la diagnosi fu, "Stato vegetativo post-traumatica". Oggi Salvatore vive da paralizzato, completamente cosciente, comunica con gli occhi, con il movimento del capo, sorride e si emoziona. Ma oggi suo fratello Pietro, annuncia, portera’ Salvatore in Belgio. "non passeremo neppure a Roma", l'Italia e' uno schifo, non ci fermeremo da nessuna parte, andremo dritti all'estero senza perdere altro tempo. – dice Pietro Crisafulli – "La volta scorsa le promesse di Berlusconi e di Lombardo ci hanno fermato, ma stavolta non succedera', chi credono di poter prendere in giro?". No, ripete Pietro, "stavolta non ci fermeremo, perche' la verita' la sappiamo tutti ed e' che non cambiera' nulla. Ci abbiamo creduto, abbiamo messo i nostri soldi anche per fare un'associazione che si occupasse del tema dei risvegli, ma siamo stati sommersi dalle chiacchiere. Tempo e denaro spesi per nulla. Non si puo' vivere in questo modo". "Ho sacrificato tutta la mia famiglia- spiega Crisafulli- ma ora basta: mi dispiace ma non ce la facciamo piu'. Come tutti noi, Salvatore sta vivendo il nuovo dramma dell'incidente a Marcello: lui, che vive a letto immobilizzato, sfoga la tensione e la disperazione con un forte mal di stomaco. Se la fa addosso, si lamenta, e' triste". "Anche mia madre- continua- sta sempre peggio, la sua vita e' sempre piu' un sacrificio, non ce la fa piu'. Tutti noi da Natale in poi abbiamo visto le pene dell'inferno: la nostra situazione economica e psicologica e' sempre piu' delicata. E io, io non posso sacrificare la vita dei miei quattro figli, che insieme a noi altri accudiscono Salvatore quando possono. Non posso chiedere loro tutto questo, non posso togliere loro la vita, non e' giusto". "Non voglio passare- continua Pietro Crisafulli- quello che ha passato Salvatore: oggi stesso dettero' il mio testamento biologico: se mi succede qualcosa, non voglio vivere in questo modo, non voglio. Non voglio implorare assistenza senza averla: Salvatore va portato via, lontano da qui, lontano da questo Paese.
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