 Si è chiuso con poche sorprese contrariamente a quanto si possa pensare l’edizione sessanta del festival di Sanremo. Ha vinto un prodotto di Amici, Valerio Scanu con una canzone di una banalità disarmante che fa il paio con il brano, anch’esso arrivato in finale, proposto dal trio Pupo,Filiberto e tenore al seguito e con la canzone dei Sonora (eliminata in precedenza dalla giuria demoscopica). Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori ma certamente non di televotanti. Escludendo appunto il pezzo dei Sonora, a mio parere allo stesso livello di quello dei due finalisti citati in precedenza, gli altri TREDICI brani erano di gran lunga superiori e,fortunatamente, le classifiche discografiche lo testimonieranno nelle prossime settimane. E’ assolutamente evidente che buona parte di coloro che ha investito ben 75 centesimi ad sms o per televotare non è gente che ascolta,compra o fa musica. E’ chiaro che in questo modo se, su dieci finalisti ben OTTO devono spartirsi i voti dei televotanti competenti è facilmente comprensibile come l’aspetto mediatico,la costante presenza in tv di Scanu ,il principe e Pupo, li abbia decisamente favoriti. Il tutto a discapito della qualità che però a lungo andare verrà premiata. La qualità evidentemente non paga (subito) e il gesto dei maestri dell’orchestra, gettare sul palco gli spartiti quando la Clerici ha nominato tra gli altri esclusi eccellenti anche Malika Ayane, è assolutamente giustificabile e condivisibile. Mario Finocchiaro
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