«Siamo alle solite: di fronte a un problema di illegittimità degli atti, il governatore Lombardo, anziché rispondere nel merito, invoca il complotto politico istituzionale», commenta così il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, l'impugnativa disposta dal Consiglio dei Ministri, con conflitto di attribuzione, delle nove delibere con cui la Giunta Lombardo ha nominato i direttori esterni. «Mi sembra fuori luogo - aggiunge Castiglione - appellarsi alla potestà legislativa esclusiva della Regione siciliana, poiché tale competenza deve muoversi nel solco delle norme fondamentali di riforme economico-sociali, qual è quella del pubblico impiego. La stessa Corte Costituzionale ha di recente ritenuto illegittime norme analoghe di altre Regioni, poiché in contrasto con il principio di buon andamento e imparzialità della Costituzione, di cui l'articolo 97. Finché siamo un Paese - osserva il coordinatore Pdl - non si può invocare l'autonomia per disconoscere principi come quello richiamato.
Su 2.500 dirigenti a disposizione della Regione Siciliana - prosegue Castiglione - è impossibile non individuare nove direttori generali, anche in nome dell'efficienza e della trasparenza della Pubblica Amministrazione. La nomina dei nuovi dirigenti, tra l'altro, è avvenuta senza alcuna procedura di selezione. Ed è paradossale - ricorda il coordinatore del Pdl - che nel frattempo rimangono a spasso dei dirigenti generali che, con un atto unilaterale del presidente Lombardo e una procedura non conforme alla legge, sono rimasti nel limbo dell'Amministrazione, senza alcun incarico, nonostante abbiano ottenuto ottimi risultati e conseguito gli obiettivi assegnati loro, sol perché non graditi al presidente. Un danno per la Regione - afferma Castiglione - che ammonta a circa 2,5 milioni di euro l'anno. La specialità dovrebbe rafforzare l'a
zione amministrativa non "aggirare" la legge», commenta il coordinatore regionale del Popolo della Libertà.
«Come ha ben ribadito il ministro Fitto - spiega Castiglione - le impugnative dei provvedimenti da parte del Governo non hanno altro fine che la coerenza costituzionale degli stessi; altrimenti come giustificherebbe il presidente la rinuncia all'impugnativa nel caso di un altro decreto del Dirigente del Dipartimento Regionale Trasporti della Regione siciliana? Ritengo imbarazzante, pertanto, che il presidente Lombardo utilizzi un linguaggio non consono al ruolo di prestigio istituzionale ricoperto, parlando di "pizzini", "avvertimenti", "ascarismo"; termini che non ci appartengono perché abbiamo sempre privilegiato il confronto politico, a cui sfugge di continuo il nostro Governatore. L'unico "pizzino" che vorremmo inviare a Lombardo - conclude Castiglione - è il "pizzino dell'amore", in cui si esorti il nostro presidente della Regione ad uscire dalle volgarità e a governare con trasparenza la Sicilia, perché, purtroppo, la situazione in cui versiamo non ci permette di continuare con le battute e con l'inerzia».
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