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Politica

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31 Dicembre 2009 ore 07:04
Lombardo (Ter): divide et impera!

Lombardo (Ter): divide et impera!

Alla fine, il triplo salto carpiato con avvitamento, brillantemente eseguito dal Divo Raffaele dinnanzi ad occhi, taluni esterrefatti, altri sgomenti, altri ancora compiaciuti, ha conseguito un' incoraggiante votazione.
E dopo una breve partogenesi, l'atteso Lombardo-ter ha visto la luce...dei tanti riflettori puntati.
L'azione erosiva del governatore più pugnace, più spregiudicato, più alchimista della storia siciliana, ha portato a compimento l'opera pervicacemente perseguita, di scomporre a livello molecolare ogni parvenza di partito, di corrente partitica, per blandirla prima, irreggimentarla ed assoggettarla al proprio volere poi.
Non c'è stato Udc, Pdl, ed in ultimo, Pd che abbia retto dignitosamente alle sirene governative.
Adottando una sorta di scrupolosissimo manuale Cencelli, in una moderna formula algebrico-deterministica per regolare la spartizione del potere, non necessariamente in relazione al proprio peso elettorale, quanto piuttosto al contributo in termini di deputati arruolabili alla causa, Lombardo ha mostrato da un lato tutto il suo potere "mefistofelico", la sua capacità persuasiva, dall'altro le sconcertanti debolezze altrui.
Ciò che ne è scaturito è un quadro assai intricato, di difficile lettura, e ancor più indecifrabile in prospettiva:tutta una serie di concause hanno giocato e giocano ancora un ruolo fondamentale nella determinazione degli attuali assetti.
Non và tralasciato che indubbiamente il governatore abbia approfittato del momento di grande difficoltà personale del premier Berlusconi, nel pieno della stagione politica più complessa dalla sua discesa in campo, e quindi troppo assorto per occuparsi a dovere della querelle siciliana.
Ai balbettii ed alle omissioni presidenziali, si è sommata dalla prima ora l'azione persuasiva incessante del Vice Ministro Miccichè, nel frattempo autore della scissione del Pdl finalizzata a garantire al governo regionale il sostegno fedele di una pattuglia deputati, e godendo della copertura politica del potente senatore Dell'Utri e del presidente del Camera Gianfranco Fini.
Con la recalcitrante Udc cuffariana oramai dichiaratamente all'opposizione, con il "Pdl ufficiale" forzosamente messo alla porta, depauperato dei suoi assessori e quindi assente nel nuovo esecutivo, è indubbio che ci si trovi dinnanzi ad un governo regionale, non più rappresentativo delle forze che lo avevano sostenuto elettoralmente, ma soprattutto di minoranza, appoggiato stabilmente cioè da una trentina di parlamentari sui novanta eletti.
E qui entra in gioco il Pd.
Il neoeletto segretario regionale, Lupo, aveva fondato la sua campagna nelle primarie sull'assoluta alternatività a Lombardo:su queste basi aveva vinto al ballottaggio in pieno accordo con la mozione Mattarella, ed in totale distonia con le velleità dichiaratamente collaborazioniste dell'altro candidato, il senatore Giuseppe Lumia.
Presa coscienza dell'assoluta indisponibilità dei suoi a tornare alle urne, nel tentativo di mantenere coeso il gruppo parlamentare, ha finito per cedere all'ala più possibilista -Lumia e Cracolici-, peraltro già informalmente rappresentata nelle precedenti giunte con figure tecniche di riferimento, ed ha accettato il dialogo con il Governatore.
Siamo facili profeti nell'immaginare quanto smarrimento stia portando nel corpo elettorale di un partito già martoriato da lotte intestine, e quanto proibitivo possa risultare convincerlo della bontà di una siffatta scelta. Impresa resa ancora più ardua dalla riconferma dell'assessore Armao, sfiduciato proprio dal PD e regolarmente riconfermato nel suo ruolo da Lombardo.
E come poter spiegare efficacemente, nonostante improbabili chiarimenti, bizantinismi e prese di distanza, la presenza in giunta di due tecnici chiaramente d'area, e l'assegnazione di almeno un paio di burocrati regionali?
Ma l'accadimento più drammatico ha da venire.
Lombardo, conscio della situazione, a metà dicembre si era premurato di approvare l'esercizio provvisorio per tre mesi. Ma entro quella data dovrà presentare il bilancio consuntivo per il 2009 e quello preventivo per il 2010.
Come noto a tutti, il bilancio di qualsiasi ente è l'atto politico per antonomasia.
Come affronteranno la questione i vertici del partito? Se si votasse a favore, si tradirebbe palesemente anche l'ultimo documento programmatico votato dall'assemblea regionale, frutto di una dolorosa mediazione fra possibilisti e oltranzisti.
Se si votasse contro, ciò determinerebbe un'inevitabile caduta del governo, con un conseguente immediato ritorno alle urne, e senza neppure il paravento politico dell'approvazione di qualsivoglia riforma.
Anzi, con l'aggravante, agli occhi dell'opinione pubblica, di aver tentato maldestramente un "inciucio" e di aver protratto colpevolmente, per un paio di mesi, la durata di un governo già agonizzante.
Neppure il più fervido cultore di fantapolitica avrebbe mai potuto immaginare che a meno di due anni dall'esito delle urne, la coalizione trionfante fosse ridotta in pezzi;
E che una minoranza di essa, peraltro perdente in ogni recente tornata elettorale, potesse riuscire a dominare e ridurre all'impotenza la parte maggioritaria tanto cara ad autorevoli ministri e prime cariche dello Stato;
E che Lombardo e Cuffaro non fossero più gli inseparabili dioscuri della politica siciliana; E, infine, che una giunta regionale si dovesse reggere sulle inedite convergenze politiche di Lombardo, Miccichè, Dell'Utri e...del Pd;
No. Neppure nella surreale, imprevedibile, irredimibile terra di Sicilia, qualcuno avrebbe mai osato immaginare tanto.

F.L 






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