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03 Maggio 2010 ore 19:41
Blues on the Road

Blues on the Road

"La musica genera dalla pulsazione di coloro che non distolgono gli occhi per mettersi al riparo dalle emozioni, ma li spalancano per percepire ciò che i sensi non trasmettono, per guardare da dentro ciò che, solo in apparenza avviene fuori attraverso l'eco dei propri strumenti". Questa una delle frasi più significative pronunciate dai Mojo Working che, insieme agli Still Nameless, hanno reso incandescente la terza tappa del Concorso Blues on the road, concedendosi meno digressioni e licenze ... artistiche, ma concentrandosi sul vero blues. Quello che canta il rimpianto e la malinconia, il desiderio di rivalsa nei confronti di un destino che vorrebbe asservire o addirittura rendere ciechi e barbari. Un saggio di ciò che significa suonare musica blues si è registrato venerdì 29 maggio all'Ego Pub di Belpasso nell'ambito della selezione riservata alle band giovanili organizzata da Ragione Sicilia, Provincia Regionale di Catania e Comune di Mascalucia. L'avvincente anticamera dell'Etna inBlues, la rassegna che si terrà nel mese di luglio alla presenza di star di caratura internazionale, ha visto duellare a suon di blues 2 band, Mojo Working e Still Nameless, che trovano proprio nel blues il mezzo preferito per estendere la propria personalità.
Temi non certo trascurabili per i gruppi nativi rispettivamente di Catania ed Alcamo. "I temi impiegati in molti brani trattano vicende di carattere sentimentale, sessuale, storico, mistico-religioso - spiegano Massimiliano Vinci e Andrea Paladino, fondatori dei Mojo Working. E' chiaro che la ribellione è uno dei fili conduttori che ci accompagnano sin dai nostri primi passi sui palcoscenici".
Da dove proviene questa amore profondo nei confronti delle note del Mississipi blues?
"Siamo sempre stati attratti da sonorità grezze, spontanee, naturali. Capaci insomma di abbracciare tutte le culture della tradizione storica e fare propri i percorsi artistici globali senza tempi esasperati".
Perche¬ il blues?
"Attraverso la musica, e il blues in particolare, si può avvertire questa eco malinconica e solitaria di una libertà soffocata dalla catene del potere coloniale. Perchè il blues è soprattutto storia. Una storia immune al tempo e ai luoghi comuni che caratterizzano troppo spesso il nostro presente. Il blues ci consente di declinare la storia in forme, epoche e destinazioni differenti".
Sound innovativo e potente anche per gli "ancora senza nome", gli Still Nameless, che trovano il loro punto di forza nelle diverse influenze musicali che consentono di esprimere la potenza immaginativa della musica e la sua intensa capacità evocativa.
"Il blues è qualcosa di graffiante, sanguigno, esaltante. In una parola sola diremmo viscerale - spiegano Florenza Artale (voce) e i 3 scatenati fratelli Roberto (chitarra), Giuseppe (basso) e Mauro (batteria) Filippi. Il nostro repertorio affonda le sue radici negli anni 60 e 70".
Quali gli artisti che vi hanno segnato di più?
"Jimi Hendrix, Janis Joplin e Joe Cocker su tutti. Tuttavia, sin dalla fondazione del gruppo, abbiamo avuto l'onore di suonare sui palchi dei maggiori festival blues d Italia dividendo la scena con le star indiscusse del firmamento blues. Da Eric Sardinas a Scott Finch, fino a Robben Ford e Big Bill Morganfield".
Alcune vostre canzoni vengono trasmesse anche in numerose radio argentine, tedesche, spagnole e norvegesi.
"E' indubbiamente motivo di vanto per la nostra pur giovane band, la cui vera mission è quella di continuare a stupire".

Luca Russo 






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