Rss di CataniaoggiScrivi a CataniaoggiFai di Cataniaoggi la tua home page
Domenica 05 febbraio 2012 - Aggiornato alle ore 19:43    redazione   newsletter 
CERCA   In Cataniaoggi    Nel Blog   In Google
234x60 Zanox Fin PN ron CC10 Cataniaoggi 234x60 Zanox Fin PN ron CC10

Rubriche - Cultura e Spettacolo

CONDIVIDImyspacegooglediggtwitterdeliciousinvia ad un amicoversione per la stampa

07 Settembre 2010 ore 07:34
Una Catania tutta da ridere, una Catania come non l'avete mai letta

Una Catania tutta da ridere, una Catania come non l'avete mai letta

Breve colloquio con Eva Ricciuti: Poco più che trentenne, piccola di statura, capelli corti, sorriso solare, laureata in lettere e trapiantata a Roma da qualche anno, Eva Ricciuti oltre ad essere una catanese DOC, è soprattutto l’autrice di Una vita (quasi) normale.Anzi due, romanzo comico ambientato per lo più ai piedi dell’Etna in uscita in questa  fine d’estate.
Chiacchieriamo con lei.

Eva, il tuo libro nasce dalla tua passione per i social network, vuoi parlarci tu di questo aspetto?


È stato molto interessante e - perché no?-  divertente, perché  Una vita (quasi) normale. Anzi due, è nato dalla mia esperienza di blogger.   Prima di diventare romanzo era un racconto buffo, scritto in fasi alterne della mia vita, che aveva avuto origine ai tempi del corso di scrittura creativa, poi in un momento di lucidità e fervore creativo si è trasformato in  progetto pilota per un esperimento di diffusione del racconto tramite i new-media.  


Sembra interessante, spiegaci meglio.


Era il 2007, il web era invaso da blog, e tutti questi spazi virtuali non contenevano altro che diari, pensieri sfusi, a volte poesie. Io avevo questo racconto nel cassetto, nessun editore e la voglia di farlo conoscere, e allora… hai presente i
romanzi d'appendice dell’otto-novecento?

Certamente, chi non ricorda Madame Bovary?


Ecco, mi sono detta: se la soluzione del romanzo d’appendice funzionava allora, perchè non provare a calarla nella realtà attuale? E se allora il mezzo di diffusione era la carta stampata, quale può essere oggi il media adatto se non il web?  Così è  nata l‘idea di pubblicare il racconto a puntate su un blog.

Interessante. E come hai risolto il problema del linguaggio? Voglio dire, la carta stampata segue regole diverse dal web…

E infatti, non volevo limitarmi a trasferire su internet la pagina stampata ma mi interessava creare un nuovo linguaggio, che  fosse familiare e riconoscibile come moderno, perfettamente calato nella nostra realtà. Per cui ho adottato il linguaggio di quella che per me attualmente è l’espressione più "popolare" del raccontare ad episodi, ossia la sit-commedy televisiva.

E ne è nato  un vero e proprio nuovo genere narrativo quello che tu hai definito Web – Commedy.
Per gli amici: Web – Com ! (ride).

E come è avvenuto il passo dal web alla carta stampata?


Con il blog è successa una cosa strana e straordinaria: è nata di una vera e propria community, un salotto letterario virtuale all’interno del quale la differenza tra me in veste di autrice e il lettore si restringeva fino a vivere attivamente nello stesso spazio e far diventare l’episodio di turno punto di partenza di dibattiti e scambi di idee. È stato grazie agli incoraggiamenti dei miei amici blogger, che ho deciso di inviare il mio libro all’editore, ed ora eccoci qua a parlarne.


Il tuo racconto  gira intorno a due personaggi: Ilaria e Simone, trentenni, catanesi, alle prese con passioni, difficoltà, drammi e gioie quotidiane. Tu sei trentenne… sei catanese…  in che modo ti sei rapportata con i tuoi personaggi? Qualche nota autobiografica?


No, no, per fortuna no. Io adoro i miei personaggi, sono stati amici sinceri e simpatici ma sono di pura invenzione. Certo, probabilmente qualche riferimento alla realtà c’è, ma nessuno che io conosca è Ilaria o Simone in toto.


La storia è in gran parte ambientata a Catania; luoghi, sapori, suoni sono riconoscibili per chi, come noi, vive la città.


Ahimè da qualche anno io vivo Catania solo pochi giorni l’anno. La Catania descritta, benché riconoscibile, non è la Catania reale  ma più che altro è una trasposizione romantica della città nella quegli odori, suoni e  sapori di cui parlavi sono letti e reintepretati alla luce della mia esperienza di "fuori sede".  E sai una cosa? Scrivendo mi sono accorta di quanto difficile fosse riuscire a tradurre in lingua corretta alcuni concetti, espressioni, alcuni modi di fare e di vivere che sono solo nostri, catanesi ‘nisccu!


E come hai risolto?


Ho usato il dialetto! Per me l’essenza di un luogo passa attraverso le impressioni  sensoriali che quel luogo trasmette e la lingua dei sensi, c’è poco da fare, è il dialetto.


Dunque hai usato la nostra lingua. Brava. E per il resto d’Italia?


Beh, in effetti scrivere in dialetto stretto avrebbe reso incomprensibile la storia, dunque per mantenere il giusto equilibrio tra l’esigenza comunicativa e l’adesione al reale e  ho inserito un personaggio - la nonna Ada, che io adoro! -  che parla esclusivamente in catanese e relegato alle espressioni più viscerali dei personaggi l’uso del dialetto, per esempio nei momenti di rabbia o tenerezza. Per il resto ho utilizzato un italiano fortemente regionale nella costruzione delle frasi, non perfettamente corretto ma sicuramente attuale.


Una cosa che ci ha molto colpito è che all’interno del tuo romanzo scorre sottile una vena ironia che scruta e analizza ma con leggerezza,  senza mai sfociare nel sarcasmo. Come fai a mantenere questa levità?


Credo che l’ironia sia la chiave della felicità, e chi è felice non può essere sarcastico. Io mi reputo felice. (Sorride) Certo, a volte mi arrabbio e divento sarcastica ma il vantaggio di essere autore è che puoi creare il tuo mondo come vuoi, e nel mio mondo i personaggi sono felici. Non stupidamente felici a dispetto degli accidenti della vita, ma felici nonostante questi inconvenienti. 


Una ultima domanda: in tre parole, perchè dovremmo comprare il tuo libro?


Perché fa ridere.

 
Auguriamo fortuna a questa nostra conterranea del sorriso contagioso e dalla parlantina svelta.
 
 
Una breve recensione:
Una vita (quasi) normale.Anzi due
Esordio sfavillante per Eva Ricciuti, giovane autrice catanese che con Una vita (quasi) normale. Anzi due inizia il suo percorso nel mondo della cultura etnea in un modo che ci fa ben sperare.

Il romanzo segue il concatenarsi di incontri e scontri di due giovani catanesi: Simone e Ilaria, alle prese con loro disordinate e ordinarie vite. Lo sfondo sembra quello del cinema italiano di oggi. La trama sembra costruita per un film e l'operazione è tuttaltro che dilettantesca. L'autrice denota una freschezza stilistica notevole, i dialoghi sono spontanei ed efficaci, ci restituiscono il clima di una società che pur attraverso la crisi cerca lo svago, il divertimento, la levità affettiva. Brevi paragrafetti scandiscono lo svolgersi di una trama dove tutto prima o poi è destinato a ripetersi. Dentro ciascuno di questi piccoli paragrafi la prosa sembra quella delle sceneggiature cinematografiche. Quasi tutti dialoghi sono serrati: lo scavo psicologico è lasciato proprio alla situazione surreale nella quale talora i personaggi vengono a trovarsi, quando amoreggiano, quando litigano, quando ostentano noia o gridolini di felicità.


Un racconto fresco, ironico, passato dal web alla carta stampa senza perdere nulla della originale originarietà. Un esordio che ci regala una storia divertentissima, una vera e propria sit-com in salsa catanese che – per dirla citando la quarta di copertina - fa dei piccoli drammi della vita occasioni di irresistibile ilarità.








  Le notizie più lette

  Altre in "Cultura e Spettacolo"



300x250_abtronic_gif

Deal Nazionale 300x250

  Tag

300x250 Zanox Fin PN ron CC10