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Rubriche - Cultura e Spettacolo

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14 Gennaio 2012 ore 17:35
Come sorridere ai peccati di un'Italia povera


"Grisù, Giuseppe e Maria"...che bello spettacolo! Il Brancati offre un'ulteriore prova dell'alta qualità artistica: la stagione compie un altro step con il testo di Gianni Clementi, assicurandosi fragorosi applausi. Nicola Pistoia ha affrontato la regia in serena semplicità ed il pubblico ha apprezzato. In questi periodi artistici in cui si crede che il gomito più forte si fa largo, Pistoia ha invece accarezzato una vincente occasione artistica, riponendo fiducia in un testo che, senza orpelli e lungaggini, ha camminato con naturalezza sulle gambe di cinque appaganti attori. Appaganti , si, perchè nessuno avrà guardato l'orologio, nè tanto meno avrà desiderato essere altrove. Armoniosi, perchè dialoghi e tempi teatrali erano imbastiti con tanta sintonia da sembrare musica. Convincenti, perchè hanno dato cifra di un accurato lavoro sui ruoli.

Ecco uno spettacolo con le preziose qualità-paradosso di semplicità e ricchezza artistica. Di ricchezza certo non c'è nulla nella storia, in cui prende vita l'Italia povera degli anni '50... quella che porta il profumo del paese (Pozzuoli, in questo caso) ed il fetore tragico della morte in miniera (con particolare riferimento a Marcinelle). La scena dipinge i tempi in cui si guardava con curiosità solenne un telefono che squillava. E se da un lato stava il grande senso della sopravvivenza, il "culto del necessario", dall'altro stuzzicava l'irresistibile malizia, il gioco dei peccati. Oggi di certo si "gioca" alla lussuria, ma forse nessuno sa più discernere cosa sia necessario per vivere.

Ecco che gli occhi dello spettatore guardano il palco con tenerezza e riflessione, senza staccarsi, trovando nell'ambientazione della sagrestia un concentrato equilibratissimo di vizi e virtù, una divertente lotta tra rimproveri ecclesiastici e vita autentica, appassionatamente vissuta. Lode quindi alle interpretazioni brillanti ed impeccabili di Paolo Triestino e Nicola Pistoia, che nei panni di Don Ciro (parroco dal cuore d'oro) e del sagrestano Vincenzo (laconico, tenero, a volte esasperante) hanno meritato l'acclamazione più intensa del pubblico catanese. I loro compagni d'avventura hanno saputo ottenere il massimo dal loro talento: da premiare Franca Abategiovanni, che conferisce una forte autenticità al ruolo di Donna Rosa; efficacissimi ed abili Sandra Caruso nei panni di Donna Filomena e Diego Gueci in quelli di Don Eduardo. Non resta che consigliare e garantire due ore di sano sorriso e sano talento. Tutti a vedere "Grisù, Giuseppe e Maria".

Maria Chiara Caramagno 






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