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21 Gennaio 2010 ore 14:50
L'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare

L'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare

Cari lettori, i buoni propositi di fine anno si sono tramutati in questi primi venti giorni del 2010 in uno spettacolo teatrale degno del peggior avanspettacolo del dopoguerra italiano. I miei occhi si stupiscono nel vedere tanta commiserevole e raffazzonata incapacità dei nostri mediocri politicanti che con irresponsabile senso delle istituzioni litigano come nel peggior salotto del grande fratello. Dopo la vicenda Tartaglia sembrava fosse finito il tempo delle gazzarre, sembrava ci fosse la volontà di mettere da parte le vicende politico-giudiziarie del premier per concentrarsi sulle priorità assolute della nostra nazione : lavoro e riforme. Ma evidentemente lo spessore di queste persone comincia a diventare sempre più sottile ed emerge, da entrambi gli schieramenti, sempre più visibile l'incapacità materiale di questa classe dirigente, fatta di marketing e fumo negli occhi, di comparsate televisive propagandistiche, di belle parole e di scarsa concretezza, signori incapaci di mediare anche gli interessi dei loro rispettivi mandanti elettorali, che non riescono a coniugare ideologie che riuniscano, che diano una identità a chi si affanna a sopravvivere con poco più di mille euro al mese. E questa non vuole essere una mera retorica intellettuale ma la dolorosa constatazione di essere gestiti da persone che legano il loro operato ad un interesse imminente, per lo più personale, senza alcuna capacità di progetto e di volontà pianificativa, senza una alcuna presa di posizione su vicende inaccettabili come quella di Rosarno, mezzi uomini che cercano un leader che gli dica cosa fare perché il loro bisogno di avere un padre non si è ancora arrestato e fa di loro dei figli viziati senza alcun interesse per la responsabilità che viene affidatagli.
Un Italia da dimenticare, figlia del pressappochismo di tutti, di chi non si indigna più e vuole solo adagiarsi nel proprio divano, nella confortevole comodità della propria casa, di fronte ad una scatola con la quale spiare il mondo sena esserne più protagonisti, partecipanti della vita con un misero televoto, amebe esistenze degne di Matrix.
Nella nostra solitudine familiare, fatta di solide certezze di plastica, dimentichiamo però chi ci sta accanto, coloro che combattono lontani dai riflettori, chi si impegna e si indigna sul campo, chi ha pagato per altri il prezzo della crisi, chi , insomma,è in ginocchio e urla dalla disperazione e non lo ascolta nessuno, nemmeno chi gli sta accanto e si gira dall'altra parte per raggiungere al più presto possibile il conforto del proprio divano. Ai lavoratori di Termini Imerese che si vedono sbattere la porta in faccia dalla Fiat, dopo che per quarant'anni di sfruttamento del territorio siciliano, fatto di concessioni regionali e statali, abbandona una intera comunità perché preferisce un investimento straniero più redditizio, soprattutto per il costo della manodopera. Ai precari della scuola, che per anni hanno fatto gavetta nelle squallide scuole private, brillantemente equiparate alle pubbliche dai nostri mediocri governanti, regalando voti, disprezzando il proprio lavoro per raggiungere, un giorno, la possibilità di insegnare, per esercitare insomma quella loro legittima aspirazione di dedicarsi agli altri per formare il loro sapere. Ai lavoratori di Omnia Network che si aggrappano alla trasmissione di Santoro per far sapere il loro disagio, la loro emarginazione sociale, in una società che non si preoccupa più dei più deboli e rafforza gli interessi dei più ricchi, dei mercanti del nostro tempo.
Quante altre storie ci sarebbero da aggiungere ( L'Abruzzo, Eutelia, Rosarno ....etc...etc)
E' un Italia dimenticata. E i nostri rappresentanti si azzuffano per le elezioni regionali, senza arte né parte, vivendo di spunti quotidiani di singoli megalomani che gridano ogni giorno una ricetta vincente per tutti noi. La Puglia e il Lazio e il teatrino dell'Udc di questi giorni sono lo specchio della incapacità che chiude la porta a chi spera in una inversione di rotta.
De Gregori cantava:"Viva l'Italia, l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare", io preferisco ancora citare la fine della canzone :" Viva l'Italia, l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste. "

di Corrado Armenia





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