 Un anno fa si spegneva Eluana Englaro in un mare di polemiche, sofferenze, luoghi comuni e assoluta spregiudicatezza di chi cavalcava la linea della vita a tutti i costi nel nome di una morale, di matrice clericale cattolica, sbandierata ai quattro venti come valore assoluto della persona. Addirittura ci fu chi , per opportunita' politica, si dichiaro' apertamente rappresentante di quei principi calpestati barbaramente con la morte di Eluana. Il suo nome è ovviamente Silvio Berlusconi. Il presidente del consiglio, per tutelare i suoi voti e il suo consenso elettorale, si schierava chiaramente contro la battaglia del padre di Eluana, a cui va tutta la mia solidarietà come uomo e come rappresentante onesto della vera laicità e del pensiero liberale in Italia, che chiedeva a gran voce da diciassette anni la libertà di staccare dei macchinari, sonde o quant'altro, che alimentavano artificialmente la figlia ormai vegetale dopo un incidente automobilistico. Ebbene oggi il Silvio nazionale, ripercorrendo la sua battaglia mediatica e ipocrita in nome dell'amore e del diritto alla vita, ha avuto l'ardire di scrivere una lettera, ovviamente pubblica, alle suore misercordine di Lecco che avevano avuto in cura Eluana, per dire loro, cito testualmente:"Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte". Una missiva priva di ogni fondamento morale che cavalca solo la ricerca di una audience elettorale, un gesto che non ha alcuna ragionevole motivazione se non quella di riprendere vigore nel cuore dell'elettorato ultacattolico dopo le note vicende delle signorine che frequentavano allegramente Palazzo Grazioli.Parole buttate al vento, aride e gelide al contempo, nessuna menzione per il dolore della vera famiglia, del padre Beppino o dei familiari più stretti, assenti premeditati nel contenuto della lettera perchè avversari di una battaglia politica sul diritto dell'individuo alla autodeterminazione, a quel principio che la nostra costituzione sancisce nell.art32, una norma voluta da tanti e alla cui stesura partecipò lo stesso Aldo Moro. Ma vorrei aggiungere qualcosa di più. Da anni si parla di una questione morale della politica, in questi ultimi giorni le dichiarazioni del figlio di don Vito Ciancimino al processo Mori, tutte ovviamente da accertare, riaprono il dibattito sui rapporti tra lo stato e la mafia tante per fare un esempio, e nonostante ciò il nostro presidente del consiglio, in barba a qualsiasi regola di discrezione per i diretti interessati, e soprattutto senza nessun rispetto verso le intelligenze di chi lo ascolta, gioca nuovamente a fare il paladino della Morale, del bene, dell'amore, regalandoci un personaggio fiabesco dai contorni rosa confetto, che discerne sulla vita autocelebrandosi, senza alcuna dignità, come portatore di una morale, più che legittima in un paese libero come il nostro, ma assolutamente distante dalle sue abitudini e da tante sue diverse uscite che di cattolico, mi spiace dirglielo presidente, non hanno alcunchè. E tutto questo lo dico non nel nome di un pensiero che condivido ma perchè è talmente imbarazzante l'accostamento a dei principi così rigidi e millenari a Silvio Berlusconi che da non cattolico non riesco a capire come possa essere inteso un tale comportamento da chi, al contario di me, crede fermanente ai valori dell'amore di Cristo e alla morale che ne è conseguita nel tempo. Morale o moralismo mi chiedo. Il nostro paese non è stanco di tutti questi soloni che ci dicono cosa è giusto o cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male, che fanno della morale una bandiera quando serve e si lamentano di poca privacy quando invece si scoprono degli scheletri nei loro armadi ? Non ci sentiamo tutti un pò più miseri nel parlare del dolore inimmaginabile di un uomo che ha dedicato tutta una vita per sancire un diritto dichiaratamente espresso da una figlia il cui corpo è giaciuto inerme, prendendo forme spaventose, non certo simili alle foto della pubblicistica nazionale, imprigionata in un letto senza alcuna speranza di ritornare alla vita. La vita, parola della quale in tanti si riempiono la bocca ma che, tristemente assume valore solo per fare un po' di sana propaganda. Oggi sull'impeto dei ricordi si riapre anche il dibattito parlamentare per decidere una legge sul fine vita, per stabilire cosa sia una cura medica, e quindi per decidere se o meno accettarla come sancisce la Costituzione. Sull'onda di quanto detto si profila un'ulteriore scontro pseudo-morale su una materia che, in quanto laica, dovrebbe permettere ad ognuno di noi di esprimere la propria libertà di determinare quali cure scegliere nel caso di una situazione simile ad Eluana.Sentiamo gia' discutere di norme che, in nome della morale appunto, ci priverebbero del diritto di scegliere di non farci assistere in un caso come quello di Eluana. La libertà di scegliere, la libertà dell'individuo.... Direi che sarebbe il caso di ricordare a Berlusconi e a tutti i suoi iscritti che il suo partito si chiama popolo delle libertà, magari se lo è dimenticato.... Povera italia.. Annaspiamo inermi davanti ad un moralismo cinicamente falso, fatto di retorica propagandistica e di scarsi contenuti, di scarsa coerenza con la propria condotta di vita, nel nome del potere che ormai risulta essere l'unico fine per chi ci governa da anni. Il compianto maestro Pier Paolo Pasolini,in una sua intervista alla Stampa nel 1968 ricordava con grande semplicità e maestria questi concetti con le seguenti parole :"Io sono per la morale contro il moralismo borghese. Qual è la differenza? Il moralista dice di no agli altri,l'uomo morale lo dice solo a se stesso". Ha ragione Gianfranco Fini nel dire che oggi ( ieri ) si e' persa l'opportunita' di stare in silenzio. Corrado Armenia
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