 Qualche giorno fa, in uno di quei giorni di pioggia che rendono grigia e malinconica la visione di qualsiasi cosa, mi trovavo imbottigliato nel traffico di Catania nei pressi della stazione centrale, per intenderci nella grande rotonda di piazza Giovanni XXIII, con la pioggia che batteva forte sul parabrezza e con un tergicristallo che affannosamente tirava via l'acqua dal vetro per permettermi di guardare tutte quelle automobili che da destra e da sinistra mi superavano creando altrettante file che si chiudevano in un grande imbuto nella parte che imbocca il viale Africa.Il sottofondo musicale di un grande cd ( "Casa" del grande pianista Ryuichi Sakamoto e del suo compare violoncellista Morelenbaum ) placava a stento la mia indignazione per la caotica ricerca di ognuno di trovare degli spazi di passaggio per la propria automobile, anche se apprezzavo l'immaginazione di alcuni che se avessero potuto avrebbero spinto la macchina anche sui marciapiedi pur di passare prima degli altri. Un delirio. Finalmente, dopo una quindicina di minuti, riuscivo a svicolare in viale Africa dove si erano, ovviamente, create tre file incolonnate di automobili, dove a stento ce ne stanno due, e dopo altri dieci minuti arrivavo in prossimità di piazza europa dopo aver sterzato più di cinquecento volte per evitare le profonde buche e avvallamenti di tutto il viale Africa, e per affrontare un'altra, ennesima, rotonda della città. Anche lì si procedeva a passo d'uomo e volgendo lo sguardo verso il mare, ho scorso il cartello che ricordava che lì una volta c'era Piazza Europa, tutto questo unitamente alla mestizia e dolcezza del brano Chanson pour Michelle di Sakamoto e Morelenbaum ( pezzo scritto dal maestro della bossa nova Tom Jobim) e alla pioggia che continuava a battere senza sosta, mi scaraventava in atroci riflessioni sullo stato e sul destino della nostra amata e offesa città. Ma com'è possibile, mi chiedo. Questa città si sgretola da tutte le parti,cade a pezzi e nessuno fa niente....... Nessuno,nemmeno io. Mi sono chiesto spesso quale fosse il motivo per cui la malavita, la mafia, attecchisca così radicalmente dalle nostre parti, e ritengo che lo stato della mia sensazione precedente sia la risposta più chiara all'ipotesi sollevata.La nostra cattiva abitudine di siciliani ci conduce verso un lamento continuo nei confronti dell'altro, ma molto di rado ci conduce verso una seria analisi delle responsabilità di ognuno di noi. Questo fa si che si generi un terreno più che fertile per chi vuole speculare sulle sofferenze degli altri a danno della creazione di una coscienza civile, anzi direi civica, che ci possa orientare nei confronti dell'altro, come concittadini, come membri di una collettività che vuole raggiungere uno stato di equilibrio, e non il caos assoluto che vediamo intorno. Giovanni Verga in una delle sue novelle rusticane più note ( La roba ) scriveva così :" Di una cosa sola gli doleva, che cominciasse a farsi vecchio, e la terra doveva lasciarla là dov'era. Questa è una ingiustizia di Dio, che dopo di essersi logorata la vita ad acquistare della roba, quando arrivate ad averla, che ne vorreste ancora, dovete lasciarla! E stava delle ore seduto sul corbello, col mento nelle mani, a guardare le sue vigne che gli verdeggiavano sotto gli occhi, e i campi che ondeggiavano di spighe come un mare, e gli oliveti che velavano la montagna come una nebbia, e se un ragazzo seminudo gli passava dinanzi, curvo sotto il peso come un asino stanco, gli lanciava il suo bastone fra le gambe, per invidia, e borbottava: - Guardate chi ha i giorni lunghi! costui che non ha niente! - Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me! " Il verga, nel secolo scorso, aveva perfettamente individuato la vera natura della sicilianità, di un popolo attaccato alla vita e all'arte del sopravvivere più di altri, che si nutre di materia ed è spinto a cercarla più d'ogni altra cosa, perché alla fine l'unica cosa per cui vale la pena di vivere è la roba. Non a caso da queste parti, nel corso degli ultimi millenni, si sono alternati diversi padroni, non ultimo lo stato italiano, perché da noi il senso di appartenenza, vera, non è mai esistito se non nelle fantasie di qualche sciagurato sognatore che magari ci ha anche perso la vita per questo. Questo siamo e questo rimarremo. Giriamoci intorno e guardiamoci con attenzione. Si è vero, siamo in un periodo di crisi economica e quindi è più difficile per tutti andare avanti, ma a Catania la crisi economica c'è da sempre, i nostri meritati governanti si sono affannati ad ingrassarsi di roba svuotando le casse del comune fino all'inverosimile, tanto che il governo ha dovuto stanziare cifre esorbitanti per coprire questo buco. E noi cosa abbiamo fatto o detto ? Qualcuno si è mai indignato? Qualcuno ha mai alzato la voce per lamentare pubblicamente lo stato degenerativo nel quale siamo arrivati? Dov'è la coscienza civile, dov'è la voglia di cambiamento? A me sembra, come diceva Verga, che ad ognuno di noi, ripeto di tutti noi me compreso, interessi solo del proprio orticello, del proprio microcosmo, come se la nostra terra non possa che essere la somma di tutti i nostri squallidi e singoli egoismi che si scontrano caoticamente in pubblico con la conseguenza che l'unica legge che ne viene fuori è quella della natura, cioè quella del più forte. E' così che la mafia ci gestisce, è così che la rassegnazione prende il sopravvento, è così che ognuno di noi, ogni santo giorno, pensa :" Ma chi me lo fa fare ?...meglio che mi faccio i cavoli miei...." E così che il degrado, passo dopo passo, prende forma. Nessuno si indigna più e tutto, a casa nostra, diventa assolutamente normale, immutabile,eterno, come la sensazione che ci spinge a rimanere ai margini perché faremmo la fine di Don Chisciotte. Il magistrato Antonio Ingroia, in uno dei suoi tanti passaggi pubblici dice :" Abbiamo oggi una mafia più civile e una società più mafiosa. Una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi abito troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, abbiamo interi pezzi di società che hanno ormai introiettato i modelli comportamentali dei mafiosi. E lo si vede in tutti i campi." Insomma ormai siamo una sola cosa e l'unica cosa da fare è alzare la testa, quantomeno per guardare in faccia ciò che è diventata la nostra terra.Un altro illustre uomo e magistrato, che ha donato la vita per la sua lotta alla Mafia, Giovanni Falcone, ricordava che la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Voglio crederci, ma di sicuro io non ci sarò quando questo avverrà.
di Corrado Armenia
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