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12 Marzo 2010 ore 15:05
La repubblica delle banane

La repubblica delle banane

Vent'anni fa non avrei mai immaginato di rimpiangere Andreotti, Craxi,Forlani e tutti gli altri dirigenti politici spazzati via dalle inchieste di Milano del pool di "Mani Pulite"ma, in questi giorni, dopo il pietoso spettacolo a cui assistiamo da oltre una settimana, sono profondamente immalinconito dalla assenza sul proscenio politico italiano di personaggi capaci di dare alle istituzioni un valore assoluto di riferimento per una popolazione sempre più ignorante e lontana dalle beghe della casta alla quale affida il destino del proprio futuro. E purtroppo, devo riconoscerlo, i politici su citati avevano uno spessore intellettuale, culturale ed istituzionale ben maggiore dei nostri mediocri dirigenti politici che coltivano ormai solamente il loro proprio interesse di gruppo per strappare ad ogni elezione il maggior numero di voti e di poltrone possibili, che si azzuffano in una gazzarra degna del peggior programma di Maria De Filippi, e che hanno come unico strumento comunicativo la delegittimazione continua dell'avversario politico.
Il presidente del consiglio attacca la magistratura ormai da un quindicennio sulla base di un presunto disegno sovversivo della stessa che impedisca, di fatto, l'esercizio della democrazia poiché indagato e imputato in diversi processi penali che toglierebbero lui il tempo utile all'esercizio del potere esecutivo per il compimento degli obiettivi programmatici della sua maggioranza parlamentare, le opposizioni si limitano a gridare al lupo al lupo e a impressionare le folle con pericoli di deriva fascista o di complotti istituzionali così gravi da alterare gravemente l'equilibrio dei poteri nella nostra democrazia, il presidente della repubblica, fortunatamente superstite della generazione di politici precedentemente rimpianti, cerca di far ragionare i contendenti come un padre fa con i suoi figli quando litigano furiosamente per il riconoscimento della proprietà di qualsiasi cosa, la stampa si genuflette al potere alimentando la grancassa delle volgarità e delle insinuazioni dall'una e dall'altra parte, le pochi voci fuori dal coro vengono spazzate via levando loro ogni forma di visibilità mediatica in nome di un principio bulgaro come la par condicio, insomma, quel lento processo di omologazione cominciato quindici anni or sono si completa in maniera impietosa e ci offre uno spettacolo francamente umiliante che ci costringe a provare vergogna per il fatto di vivere in questo paese.
Lasciamo stare le colpe sui fatti e le responsabilità, a mio modo di vedere , evidentissime, dei fatti di questi giorni ma soffermiamoci invece sulla ricerca del come si possa trovare una via di fuga a tutto questo, per concentrare su un idea possibile per venire fuori dalla mediocrità nella quale il nostro paese sprofonda da almeno un decennio.
Il nostro paese scivola, ormai da troppo tempo, su canale inclinato verso il basso destinato ad un futuro di matrice Orwelliana, sagacemente preceduta dal successo del relativo format televisivo,verso l'appiattimento del sistema con una significativa tendenza alla omogeneità culturale come unico sistema di riferimento per la sopravvivenza nel mondo globalizzato.
Con colpevole ritardo, guardandoci attorno, vediamo una società che ha proceduto alla eliminazione graduale di tutti quegli ostacoli che avevano scosso nel'92 il sistema di potere, che avevano permesso un romantico rifiorire dell'idea di una nazione migliore con la eliminazione di quelle mele marce che erano cause della degenerazione culturale e morale del periodo degli Yuppies. Parlo dei diritti delle minoranze, del riconoscimento del merito, del valore della diversità, della libertà partecipativa del nostro sistema democratico , di quei valori insomma, che la nostra tradizione catto-comunista portava in grembo anche se con le sue significative differenze.
La nostra società, nel momento più fertile per una rinascita sociale e culturale si è invece voluta appoggiare alla forza,direi anzi al carisma, di un singolo uomo, un imprenditore capace e pragmatico che ha saputo crearsi dal nulla un impero concentrandosi con grande abilità su punti deboli del nostro essere italiani: le donne, la tv ed il calcio. Supportato da fini programmatori del suo percorso pubblico, ha saputo, come d'altronde aveva sempre saputo fare anche prima di entrare in politica, "scendere in campo" al momento giusto per andare a soddisfare quella giusta esigenza di speranza in qualcosa di nuovo che animava almeno la metà della popolazione, quella, per intenderci, di tante persone "per bene", che volevano solo, colpevolmente, una guida che li tirasse fuori dalle sabbie mobili del dopo Mani Pulite.
Se ci fermiamo un attimo e andiamo indietro con il pensiero, cosa tristemente ormai in desuso in Italia, e ci ricordiamo i toni di speranza, la voglia di cambiamento che da tutte le parti si faceva largo, certamente, adesso, suonano stridule le parole di tanti che, allora, parlavano di qualcosa di assolutamente diverso. Allora, cosa è successo ?
E' successo che ci siamo seduti davanti alla tv per guardare la prima edizione del Grande Fratello della politica italiana, e poi la seconda, la terza, la quarta...e così via...Abbiamo lasciato che la politica assomigliasse a Uomini e Donne, a Pupe&Secchioni o all'isola dei famosi, abbiamo insomma lasciato che la democrazia si riducesse all'esercizio di un televoto nel quale la nostra opinione non contava più, nel quale l'unico valore che abbiamo riposto è stato quello di delegare a persone più capaci di noi ( o almeno lo presumevamo sia a destra che a sinistra ) l'esercizio della vita democratica come legittimi nostri rappresentanti. E invece questi signori si sono talmente compenetrati nel loro ruolo di personaggi del Grande Fratello, che non hanno più voluto lasciare il palco, un po', se ve lo ricordate, come la sindrome di Salvo uno dei primi protagonisti del Grande Fratello televisivo, hanno quindi continuato nelle loro gazzarre pubbliche dimenticandosi della responsabilità che era stata affidata da loro e che, purtroppo, abbiamo alimentato ancora ed ancora con il nostro televoto nelle diverse elezioni che si sono succedute nel tempo.
Adesso la repubblica delle banane è bella e che servita, tiriamoci su le maniche e apriamo gli occhi prima che lo tsunami delle imbecillità ci travolga per sempre.
Ennio Flaiano, grande scrittore sceneggiatore e giornalista di un'altra epoca( nato nel 1910 e morto nel 1972 ) scriveva :" Le dittature hanno questo di buono, che sanno farsi amare. Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura".
Speriamo che si sbagli.
Corrado Armenia






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