 Dopo una spasmodica campagna elettorale fatta di ricorsi al Tar, di decreti fantasiosi, di censura dei programmi di informazione politica,fatta di ricorrenti e sfinenti accuse reciproche figlie di un clichè già sentito più di una volta, il conflitto dinteressi, il regime dittatoriale …da una parte, e le toghe rosse e la volontà del popolo, l’amore e l’odio..dall’altra, ci ritroviamo tra le mani dei risultati imprevedibili, sia per la tenuta dei partiti della maggioranza, sia per la nuova composizione interna delle forze dei due schieramenti, ma soprattutto, per la nuova e crescente ascesa dell’astensionismo che ha lasciato a csa più di un terzo dei suoi elettoti. Un italiano su tre,insomma, ha deciso di non votare. Ed era da tanto che non accadeva. Non a caso, Lunedì pomeriggio poco dopo le prime proiezioni di voto,i primi commenti sui dati dei rappresentanti politici erano tutti focalizzati sull’argomento dell’astensionismo, con il rammarico però che la discussione verteva più su quale fosse la percentuale di probabili propri elettori persi che una seria analisi del motivo per il quale la gente non vuole più votare. L’astensionismo è di destra o di sinistra? Anch’io sono caduto nel vortice di questo ragionamento ,direi, filosofico,anch’io ho immaginato il volto dell’uomo medio italiano pensando e scervellandomi su quale fosse la proporzione tra quelli di destra o di sinistra, quale fosse insomma il gruppo che ci stava perdendo di più. Magari gli elettori di destra,ho pensato, saranno più lontani da Berlusconi per tutti gli scandali, i ricorsi e le leggi ad personam che sta facendo approvare dal parlamento, oppure anche che quelli di sinistra erano stufi marci di vedere dei cloni del Pdl,con abiti più radical-chic, portare avanti una politica basata più sull’alternanza delle poltrone che di altro. Non ho colto insomma, come tanti di voi, il sentore di ciò che sta cambiando nel nostro paese. Della nuova tendenza che premia, con i numeri, quei partiti , la Lega su tutti ma anche l’IDV di Di Pietro e, con le dovute proporzioni numeriche, il movimento di Grillo, che organizzano la base sul territorio, che producono persone fisiche di riferimento non solo per gli elettori ma anche per la base, gli iscritti di partito, che vengono coinvolti direttamente alla costruzione, ribadisco dal basso, di un partito, o di un movimento ideologico, ma anche più semplicemente alla organizzazione di una fiera o un meeting . Fenomeni aggreganti che restituiscono a chi partecipa un senso di appartenenza che è motore fondamentale per le Associazioni di persone che si chiamano partiti politici. La recessione economica di quest’ultimo anno e mezzo ha messo per strada circa mezzo milione di italiani ed ha costretto tutti a reimmaginarsi un futuro diverso da quello che avevamo immaginato così florido nel luccicante mondo del consumismo sfrenato che abbiamo vissuto fin ad ora. Le difficoltà economiche sono sempre il preludio alle rivoluzioni di fatto e, anche, alla crescita del mondo, permettono di metterci a nudo e di confrontarci con gli errori del passato per evitare di ripeterli. In tanti hanno ritrovato la voglia di aggregazione, di comunanza, di identità ideologica od anche semplicemente di intenti, in tanti cominciano a buttare nel cestino la propria voglia, anzi direi la propria tentazione ad un individualismo sfrenato che negli ultimi quindici anni abbiamo inalato dappertutto facendoci drogare nel profondo e immobilizzando la nostra naturale tendenza di animale sociale per la quale ci distinguiamo dalle bestie. La cosa più strana è che tutto ciò accade fuori dai due grandi partiti italiani del PDL e del PD. E sono la Lega, da una parte, e di Pietro e Grillo dall’altra, a cercare di vendere bene, sia per l’uno come per l’altro popolo, un collante sociale per ridare linfa a una nuova voglia di immaginazione per costruire un mondo diverso da quello in cui viviamo. Questo non significa che io pensi che queste aggregazioni ( Lega,IDV e Grillo) siano in grado di farlo, anzi adesso penso proprio il contrario, ma ciò che voglio dire è che questi fenomeni ci raccontano come l’uomo, anche il becero pantofolaio e la massaia di provincia italiani, vogliono fondersi nel comune intento di perseguire un fine ideologico nella loro vita, perché questo è un bisogno, e non è una dote morale, è una necessità che non può essere sostituita dal fumo di un mondo di plastica scintillante nel quale il denaro è l’unico valore. Perché prima o poi questo sistema di plastica collassa su sé stesso. E questo che la Lega ha capito meglio di altre, o forse lo fa per naturale vocazione perché forza territoriale, e per questo raccoglie consenso e voti a iosa. Sarebbe bene che i nostri partiti più grandi ripeschino nuovamente nei loro valori, che smettano di accomodarsi nei salotti delle tv punzecchiandosi come i liceali di un assemblea d’istituto, e che ricomincino a riflettere sul modo nel quale riaggregare nuovamente la maggioranza degli italiani e per restituire valore e dignità alla parola Democrazia, così tanto deturpata negli ultimi anni. Sarebbe bene, dicevo, che si riaffermino valori di destra,di sinistra, di centro, di sotto, di sopra, di mezzo e chi più ne ha più ne metta, ridando identità, e nuova voglia di aggregazione, a chi cinicamente si ritira in casa vivendo l’ergastolo di una vita senza speranza e senza sogni. Speriamo solo che non si prenda la strada sbagliata. Corrado Armenia
|