 Che grande terra è la nostra amata Sicilia, una terra di eccessi di costumi, di modi e di culture diverse che si sono succedute nei secoli,una terra per sopravvissuti, dove l’arte del sopravvivere si erge a cultura dominante e sfocia nella sublimazione del concetto più noto dei nostri luoghi.La Mafia. Già i padri della nostra letteratura come Pirandello, Brancati e Sciascia ( per alcuni critici padre del concetto di sicilitudine ) e di recente anche Camilleri, da buoni siciliani, hanno cercato di spiegare la complessità di una terra che vive ancora con la logica feudale del mezzadro che ringrazia il suo padrone per i benefici che gli concede senza porsi mai, dico assolutamente mai, l’idea che ci possa essere una mutazione dell’ordine siciliano delle cose, anche se molto lontana nel tempo. Siamo siciliani si. E sappiamo bene cosa significhi per noi il "rispetto" e "l’onore", sappiamo resuscitare le emozioni dei cavalieri della tavola rotonda di re Artù nel citare tali espressioni ma non approfondiamo il loro concetto vinti, come siamo, dalla nostra voglia di sopravvivere al potere, ci trinceriamo quindi dietro una religiosa osservanza di regole secolari che fanno sì che, mentre attorno tutto muta, o meglio, cambia, si sviluppa, si arricchisce, o si impoverisce, da noi, invece non cambia mai nulla. Tomasi di Lampedusa faceva dire al Principe di Salina nel Gattopardo: "deve cambiare tutto per non cambiare niente" e in un altro passo ancora più emblematico :" "I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria" E così il modo migliore per tenere in equilibrio questo mondo teatrale, cinico,vuoto e ignorante e sublime e intellettuale al contempo, è l’uso di una semplice regola, una chiara norma che impedisce il mutare delle coscienze e permette la corretta assimilazione del concetto di sicilianità. Il suo nome è semplicemente Omertà. In questi giorni, i nostri paladini della libertà di informazione che si chiamano giornalisti sono scesi in piazza per difendere il loro diritto di pubblicare le intercettazioni che qualche magistrato compiacente gli procura, non voglio entrare nel merito e ripetere quanto scritto ma quest’affannosa e pietosa battaglia contro la libertà di stampa mi sembra un misero specchietto per le allodole che nasconde l’incapacità professionale di una categoria che avrebbe mille altri argomenti da sviscerare , su quali fare inchieste, in definitiva, per fare informazione. E’ certamente più comodo sputtanare qualche vip per uno scandalo sessuale che approfondire questioni fondamentali per l’opinione pubblica del nostro paese, sia mai che non si faccia il bene del proprio editore……. Tutti questi signori,insomma, in questi giorni non hanno raccontato, ma non perché collusi ma solo perché ormai incapaci di comprendere, la notizia a parer mio più significativa della settimana che è stata quella della sentenza a Marcello dell’Utri, uno dei fedelissimi del nostro presidente del consiglio e suo referente per la terra di Sicilia. Addirittura il fantastico direttore del TG1 Minzolini, che ad onor del vero però non ha manifestato con i suoi colleghi l’1 Luglio, ha aperto il suo giornale con un commuovente servizio sulla morte di Pietro Taricone, che in sincerità ha colpito anche me, ed ha relegato in seconda fascia la notizia della condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, dedicando al servizio un commento trionfale che sanciva l’estraneità assoluta di Dell’Utri rispetto alle dichiarazioni del pentito Spatuzza sui presunti rapporti Stato Mafia del dopo stragi Falcone-Borsellino. La corte ha infatti assolto Dell’Utri per le presunte responsabilità dopo il 1992 legate alle dichiarazioni del pentito, ma ha invece provato che Dell'Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino. Nonostante tutto, la nostra grande e libera stampa nazionale che si batte per non avere bavagli alcuno e per non essere vincolata nell’uso di stralci di intercettazioni da pubblicare ha pensato bene di enfatizzare l’accaduto come una vittoria di Dell’Utri che esce indenne dalle forche caudine del presunto complotto tra stato e mafia del dopo stragi Falcone e Borsellino e si vede anche ridurre da 9 a 7 anni la pena per la sua collaborazione esterna con Cosa Nostra negli anni 80. Una vittoria. E questa cos’è se non omertà? Ad onor del vero alcuni provano a levare in alto la voce della ragionevolezza cercando di puntare l’obiettivo sulla sostanza di quanto accaduto ma rimangono a disposizione dei curiosi come me, che non abbiamo bisogno più di essere informati e che necessitiamo invece di informare, o meglio, di parlare di cose reali, di ciò che accade di sporco nel nostro paese.Se cerchiamo sul web troviamo critiche e dibattiti di ogni tipo, ricostruzioni e approfondimenti molto interessanti, ma l’opinione pubblica è un’altra cosa, la fa il TG1 e gli altri telegiornali, la fa la tv, ma la fa anche la strada che qui in Sicilia riconosce l’evento come un successo, perché la mafia da noi ha un consenso, purtroppo sempre crescente dopo il 92, e non solo per strada ma anche e soprattutto nelle stanze dei bottoni nelle quali i joystick del potere si orientano sempre nel suo senso, senza mai deviarne il cammino e favorendone il percorso. Ma questa è la Sicilia…."deve cambiare tutto per non cambiare niente". Ci ricordiamo ancora le nostre emozioni dopo gli efferati omicidi di Falcone e Borsellino? Di quando eravamo tutti per strada a testimoniare una nostra presunta volontà di cambiamento che purtroppo era solo una speranza nascosta nell’animo che, per la prima volta trovava spazio in pubblico ? Ricordiamoci pure che così com’era nata quella speranza è morta. Come un bambino appena nato che porta gioia e che ci distrugge nel dolore con la sua morte prematura. La nostra speranza è stata subito seppellita. Senza che ce ne accorgessimo.Come a volercene dimenticare in fretta. Quasi come un peccato di lesa maestà. Come a non voler ricordare di averla provata. …."deve cambiare tutto per non cambiare niente". E, infine, le parole del grande Marcello Dell’Utri. Che noi siciliani sappiamo ben interpretare e capire nel suo profondo e che invece alcuni soloni intellettuali descrivono come riconoscenza bella e pura verso un uomo che ha avuto un atteggiamento leale. La lealtà, altro valore tipicamente siciliano. Ma quale lealtà! "Mangano è un eroe" ha detto Dell’Utri. E’ un eroe perché non ha parlato, e il suo non parlare è il motivo per il quale lui è un eroe. E’ un eroe perché non parla. Perché non si tradisce. Non ci si accoltella alle spalle in Sicilia. E’ una regola. E cosi’ il nostro impeto Deamicisiano ci ha portato a provare tenerezza per un eroe che non ha parlato, per uno, insomma, che non fatto niente. …."deve cambiare tutto per non cambiare niente". Uno dei dizionari più noti in Italia, il Sabatini-Coletti, alla parola omertà fa seguire questa definizione :" Solidarietà interessata fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale che coprono le colpe altrui per salvaguardare i propri interessi o evitare di essere coinvolti in indagini spiacevoli e pericolose" Falcone diceva che la Mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani avrà una fine, i miei quaranta e passa anni vissuti in Sicilia mi fanno pensare non solo che non la vedrò mai questa fine ma che forse questa coinciderà con la fine dell’umanità intera.
Corrado Armenia
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