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Rubriche - Epimeteo

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11 Dicembre 2009 ore 12:16
Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.

Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.

Il Futuro. Leggo su Wikipedia la sua definizione :"In una concezione lineare del tempo, il futuro è la parte di tempo che ancora non ha avuto luogo; nella concezione relativistica il settore dello spazio-tempo nel quale si trovano tutti gli eventi che ancora non sono accaduti dato uno specifico sistema di riferimento. In questo senso il futuro è l'opposto del passato (la parte di tempo, momenti ed eventi, che già sono accaduti) e del presente (la parte di eventi che stanno accadendo proprio ora)",insomma il futuro è sia ciò che accadrà, ma anche il contrario( o meglio il possibile diverso ) da ciò che è.
In questi giorni il direttore della Luiss Luigi Celli ha pubblicato sul quotidiano La Repubblica una lettera destinata al figlio nella quale lo invita ad abbandonare l'italia per vivere il suo futuro all'estero perché, cito testualmente :"Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.", insomma uno dei cattedrati più insigni del nostro paese dichiara, con la sottile arte della provocazione, che il nostro è un paese che, a mio modo di vedere, ha perso radicalmente la partita della questione morale e nel quale è sempre più difficile vivere.
Cosa intendo.
Lasciando da parte la retorica di chi accusa Celli ( anche io non sono molto distante da questa posizione )di essere parte di una classe dirigente che ha creato lo status quo e che quindi essendo concausa del male si preoccupa di fare tali affermazioni esclusivamente per il bene del figlio e non per quello del paese, vorrei chiedere a chi mi legge qualche minuto per sviluppare un piccolo ragionamento.
Di cosa è figlio questo paese che si lacera nelle sue contraddizioni perbeniste, che si alimenta di una ipocrisia pseudo mafiosa che fa finta di niente, perchè è meglio non vedere, è meglio non sapere, o , per essere più chiari, è meglio farsi gli affari propri perchè i panni sporchi si lavano in famiglia ?
Si, la famiglia. Il nostro modo di intendere ( omertoso ) la vita sociale affonda le sue radici in ciò che, secondo me, struttura e rende più forte la mentalità del compromesso perchè da valore al compromesso stesso in quanto espressione di un principio, la famiglia appunto, che viene prima di tutto. Cosa non saremmo disposti a fare per la nostra famiglia, per i nostri parenti e, soprattutto, per i nostri figli ? Su questa linea sottile e ipocrita abbiamo costruito un sistema che dava ai nostri consanguinei un diritto all'avere maggiore di qualsiasi altro, perchè il legame del sangue vale più di mille altri valori, di quei principi per intenderci per i quali i nostri nonni hanno perso la vita per ottenere, finalmente, la libertà di occuparsi della propria famiglia. Ovviamente alla famiglia si sono poi aggiunti gli amici, i parenti degli amici e infine gli amici degli amici. Abbiamo venduto, con il cuore in pace, i nostri principi, quelli che hanno permesso il nascere della nostra Costituzione, alla nostra incapacità di crescere dei piccoli uomini e/o delle piccole donne, insegnando loro solo l'arte del compromesso, del do ut des, della raccomandazione o del favore, perchè un figlio, in qualche maniera lo si deve sistemare, si deve dare lui una casa, un progetto familiare, un posto sicuro.
E così i figli della società del benessere sono cresciuti, ognuno in relazione alle possibilità materiali dei relativi genitori, con il convincimento che il sistema fosse giusto così, perchè :" prima di tutto viene la famiglia".
Cosa vi ricorda questa frase ?
Penso di non avere neanche il bisogno di scriverlo.
Solo che adesso il dibattito è il nostro futuro e non il nostro presente, come se questo fosse il frutto di una serie incidentale di eventi che ha portato le cose fino a questo punto, mi domando se questioni come queste non nascano semplicemente, come credo, dallo stesso ceppo culturale di cui ho scritto fin ora, dalla stessa maledetta ossessione di crescere degli esseri che sanno poco di umano e molto di viziato, da un sistema che si autoalimenta ormai perchè vive di un mancato scambio generazionale che ha invecchiato il paese e impedito che si formassero classi dirigenti nuove, con nuove idee, con nuove proposte, aperte al mondo e ai suoi cambiamenti, autoreferenziali, ideologicamente strutturate ed organizzate, desiderose insomma di un cambiamento, ma non perchè il vecchio è sbagliato, ma perchè sta nell'ordine delle cose, quello che gli uomini di una volta chiamavano "progresso".
Alessandro Manzoni scriveva che:" non sempre quello che viene dopo è il progresso" e di questo nella nostra storia abbiamo una enormità di testimonianze, una gigantesca massa di prove e di fatti che dovrebbero aprirci di più gli occhi, dovrebbero aiutarci a comprendere in fondo che il messaggio migliore è quello di cooperare, di collaborare, di crescere in maturità come persone che vogliono dare ai loro successori un mondo migliore di questi ultimi vent'anni vissuti nella ricerca costante ed esclusiva di un maledetto "benessere".
Adesso le coscienze di tanti si svegliano perchè i loro figli , forse, non avranno la certezza di rientrare in quel piano di allocazione delle risorse che ha permesso loro di stare al posto che occupano. Alzi la mano chi tra di noi non conosce un medico che non sia figlio di un medico, di un ingegnere che non sia figlio di un ingegnere, di un avvocato,giornalista,giudice,professore universitario e chi più ne ha più ne metta.
Il nostro paese è vecchio, vecchio e decrepito, in mano a chi 40 anni fa è salito su quelle poltrone per non lasciarle più, in virtù di una allora ( ricordate il 68 ? )pretesa di voler cambiare il mondo, ma non è cambiato nulla, anzi,il nostro paese creato sulle braccia robuste e forti dei nostri partigiani cattolici e comunisti, si è sgretolato di fronte alla nostra voluttà del benessere e alla incapacità di tante prime donne in politica che adesso mi ricordano tristemente la protagonista di un grande film degli anni 50 "Sul viale del tramonto" che narra del declino di una vecchia attrice di hollywood prigioniera delirante del suo passato.
La nostra unica speranza che la storia ci concede e che di tanto in tanto il nostro benessere viene un pò sgretolato e qualcuno di buona lena si arrotola le maniche e si rimette al lavoro. La crisi di questi anni potrebbe essere assai più utile dei timori che ci ha creato, certo ci sarà da soffrire un pò di più, ci sarà da stringere la cinghia e ci saranno dei sacrifici da fare, ma la vita va affrontata di petto, e non distesi su un letto di bambagia con papà e mamma che ci tengono la mano, i nostri giovani avranno quindi l'occasione , se vogliono, di rivoltare le carte e costruire qualcosa di migliore ( e vi assicuro che non ci vuole molto).
Un filosofo politico e drammaturgo di qualche tempo fa, dal nome Lucio Anneo Seneca scriveva:"Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente" . Speriamo insomma in questa generazione perchè la nostra ha miseramente fallito.  
di Corrado Armenia
 






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