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20 Dicembre 2009 ore 17:05
Italia contro

Italia contro

Dopo la folle aggressione al nostro presidente del consiglio di domenica scorsa il nostro paese, e soprattutto i nostri media, si sono interrogati sulle cause del gesto e sull'inspiegabile clima di violenza nel quale ci troviamo.
I dibattiti che abbiamo seguito in tv, gli editoriali delle più prestigiose firme della carta stampata si sono tutti precipitati a dare un senso e ad individuare una causa alla pazzia di un signore che da oggi rappresenta, suo malgrado, la conseguenza di uno scontro politico aspro del nostro paese. E' questa la conclusione alla quale giungono tutti gli zelanti ed ossequiosi giornalisti della nostra libera e democratica nazione che da un lato sostengono che è l'ora di smorzare i toni e dall'altro individuano nell'avversario politico la causa della deriva
Violenta dello scontro politico-istituzionale.
Lo scontro insomma non termina affatto dopo l'efferato episodio e,addirittura, si alimenta di nuova linfa tanto da spingere gli scrivani di corte a scagliarsi, con abile fantasia aggiungo io, contro i relativi avversari politici così da scadere ancora di più in scontri, scritti e verbali, nei quali l'unica motivazione di base è l'incessante sforzo di produrre un ipotesi plausibile che ciò che sta accadendo è colpa dell'altro.
Ma non solo.Anche gli uomini politici,nelle loro uscite pubbliche, si sono tutti affannati a trovare una causa specifica nel gesto del folle Tartaglia.In sintesi anche per loro era colpa dell'altro.
Giusto contro sbagliato, il bene contro il male, l'amore contro l'odio, questa la costruzione del basico ragionamento degli indottrinatori di partito, che hanno probabilmente steso a tavolino una strategia comunicativa per poi osservarla in maniera più che pedissequa così da pompare nelle coscienze dell'opinione pubblica la sensazione e l'esigenza di schierarsi per questo e per l'altro ragionamento.
Ho addirittura sentito parlare di Barabba e di Gesù, di male assoluto, di violenza politica, del '68, del terrorismo, di violenza istituzionale, e chi più ne ha più ne metta.La strategia mediatica, nella nuova forma di marketing delle ideologie, ha cercato dei modelli forti di riferimento per cercare di definire in maniera convincente quelle che fossero le responsabilità dell'avversario, anzi del nemico, politico.
Tutti contro tutti.
Contro.
La logica è solo una. Andare contro è la soluzione più facile per mettersi la coscienza a posto, ed anche per far valere le proprie ragioni, o per raccogliere consenso, per raccogliere unità di intenti, in definitiva per creare delle fazioni, che a mo di ultrà degni delle curve più calde degli stadi più bollenti, inveiscono l'un l'altra a gran voce per nascondere, consapevolmente, le proprie responsabilità politiche.
E il gioco è fatto.
E l'Italia muore.
Muore dietro l'odio per il comunismo (?????) professato da Berlusconi dalla sua discesa in campo ( anche qui la scelta del termine non a caso ) con il quale il magnate di Arcore ha costruito il consenso, e muore dietro l'odio verso Berlusconi stesso che ha invece cementato i suoi avversari politici che hanno vissuto i loro ultimi 15 anni nella sfrenata ricerca di un metodo per sconfiggerlo definitivamente, come se fosse Silvio il problema di questo paese e non la conseguenza di una deriva ideologica della quale i suoi stessi avversari sono assolutamente corresponsabili.
Abbiamo quindi cominciato a convivere e a farci condizionare, da una strategia mediatico-culturale, che ci ha imposto come modello logico di ragionamento solo il concetto dell'appartenenza. Non abbiamo cominciato a valutare le opinioni di chi apparteneva ad un altro schieramento politico per le ragioni o per i valori intrinsechi delle stesse ma solo per il fatto che fossero o meno originate o create da chi appartenesse al nostro stesso gruppo, o meglio ceppo, ideologico ( pro o contro Berlusconi per intenderci).
La nostra quotidianità è stata invasa dalla politica in ogni sua forma, anche nell'arte, nella scuola, nell'ambiente, in tutto ciò che avesse insomma un interesse pubblico si è fatto sì che prevalesse l'interesse di parte, ora di uno e dopo dell'altro, senza che l'interesse di tutti fosse qualcosa da conseguire, perché ormai effimero, vuoto, ideologicamente non più realizzabile e, soprattutto, tristemente definibile.
Di recente, in un corso brillantemente tenuto dall'esimio dott. Diego Agostini, psicologo del lavoro, ho appreso come il senso della responsabilità sta nel prendere coscienza della nostra capacità di determinare le cose, di non imputare ad altri il fallimento del nostro operato, perché così facendo non aumenteremo il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di instradare le cose nel senso in cui vorremmo fossero instradate. Ebbene guardiamoci attorno e cominciamo a riflettere se non sia il caso ormai di schierarci più a favore che contro qualcun altro, ma non perché sia eticamente sbagliato, ma solo perché lo schierarsi contro qualcuno deve essere consequenziale al fatto che quel qualcuno va contro qualcosa che noi favoriamo.  La nostra povera Italia non sa più cosa è di destra o di sinistra, di centro, di nord o di sud, sa solo schierarsi contro così da sentirsi meglio perché in realtà nessuno vuole più prendersi delle responsabilità.
Il nostro presidente della repubblica Napolitano dice che la nostra società va più d'accordo dei nostri rappresentanti politici, io non sono molto d'accordo e penso invece che l'inciviltà, la violenza, la maleducazione, lo scarso rispetto degli altri, delle persone diverse da noi, siano sempre più comuni nel nostro tempo, e quindi da lì che dobbiamo ripartire, cercando anche noi di migliorare nella nostra quotidianità, stringendoci accanto ad un idea di vivere civile che deve riaffiorare in questo paese se no rischiamo veramente di andare a fondo definitivamente.
Pier Paolo Pisolini diceva che :" La morte non è nel non poter comunicare ma nel non potere essere più compresi". Meditate gente meditate.


Corrado Armenia





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