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31 Dicembre 2009 ore 17:19
L'anno che verra'

L'anno che verra'

Lo scorrere incessante del tempo ha imposto all'umanita' la necessita' di misurarlo cosi' da avere l'illusione di poterlo governare, dopo diversi secoli gli uomini del mondo occidentale nel 1582 hanno adottato il criterio del calendario gregoriano che divide l'anno, seguendo il principio delle quattro stagioni climatiche, in 365 giorni solari ( l'alternarsi del giorno con la notte ) , minuto piu' minuto meno. E cosi' ogni anno ci ritroviamo di fronte all'idea di dover tirare un bilancio di cio' che e' accaduto nei 365 giorni precedenti cosi' da illuderci che i successivi saranno diversi e/o migliori.
Ma in realta' il tempo scorre in maniera neutra e a noi ci rimane solo l'esercizio intellettuale di analizzare il nostro vissuto cosi'da augurarci che la stima del passato illumini le nostre coscienze per far si che il nostro domani sia anche e soprattutto il frutto del nostro trascorso.
L'anno che volge al termine e' stato un anno particolarmente intenso su tanti fronti, gli eventi seguiti alla crisi finanziaria americana ci hanno consegnato un mondo occidentale impoverito nell'anima e nelle tasche, impaurito nelle coscienze, indeciso, insomma rassegnato ad una nuova condizione sociale fatta di difficolta' quotidiane, di precarieta' e di arte del sopravvivere. Senza alcuna banalita' retorica ci ritroviamo a vivere in un sistema che tende alla disomogeneizzazione delle culture e ad un inasprimento della nostra volonta' di appartenere solo e soltanto a noi stessi, nonostante la consapevolezza che l'individualismo estremo ci costringe a vivere in perenne conflittualita' con il nostro prossimo in quanto , a sua volta, diverso da noi. Il processo di aggregazione in stati nazione dell'ottocento che era frutto della spinta del pensiero liberale, che ha permesso il nascere delle democrazie in nome e per conto di diversi principi, che, anche se contrapposti fra loro, avevano seminato l'esigenza del sentire una appartenenza di gruppo come unico sistema per reagire alla possibile anarchia del volere individuale. Nacquero cosi' la democrazia, il sistema parlamentare, il principio di rappresentanza elettiva e l'esigenza, soprattutto, di raccogliersi insieme per progettare un mondo futuro migliore in nome di una ideologia ( intendo una qualsiasi ) che realizzasse per la maggior parte di noi delle condizioni di vita migliori con il fluire del tempo. Ma cosi' non e' stato, e potremmo star qui a parlare delle ore sulle cause che hanno generato questa brusca inversione di tendenza negli ultimi anni. Il nostro tempo risulta figlio delle somme , grigie e vuote , delle nostre individualita', nella illusione che la somma dei singoli possa essere interpretata come la coscienza di un gruppo. Ma cosi non e' e tristemente adesso, dopo la sbornia di benessere degli ultimi vent'anni, ci ritroviamo a dover ridiscutere su una alternativa possibile del nostro futuro che sembra incanalrsi verso un sistema che ricorda piu' una catena di montaggio che un idea di societa' coesa. Il principio della solidarieta' sembra ormai aver abbandonato il nostro comune sentire delle cose e viviamo sopportando il trascorrere del tempo e degli eventi non curandoci affatto di chi, nel frattempo, e' rimasto stritolato dagli ingranaggi di questo sistema, di chi insomma e' rimasto spogliato di ogni dignita' e diritto perche' ormai solo , senza lavoro e dimenticato dalla sua societa' perche' non piu' un suo problema.
Leggo su tanti giornali in questi giorni che :"Nel terzo trimestre del 2009, il numero degli occupati è sceso di 508 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2008, con un calo su base annua del 2,2%." , la tendenza del nostro sistema e' ormai segnata, scaricare, come dei sacchetti di sabbia da una mongolfiera che deve riprendere quota, tante persone quante ne servono per riprendersi da i soldi sperperati da miliardari viziati che hanno giocato con il destino della umanita' con la consapevolezza, grazie ai loro compari legislatori, di non pagarne le conseguenze.
Vorrei , con grande umilta',rispetto e senza voler offendere nessuno, dedicare ogni mio augurio, ogni mio pensiero felice per il 2010, a tutti coloro che adesso guardano la vita con poca fiducia nel futuro e con la paura del domani, a tutti coloro che annaspano in un mondo che non si preoccupa piu' di loro perche' rappresentano un "costo" non sopportabile dall'equilibrio finanziario del nostro mercato globalizzato, insomma a tutti coloro che si trovano con il sedere a terra per colpa di una classe dirigente che non ha voluto piu' occuparsi di loro e che tende ad emarginarli nell'angolo piu' buio come se cosi' ci si potesse dimenticare di loro, come se tutto cio' fosse un qualcosa di inevitabile, un prezzo da pagare per la sopravvivenza degli altri.
E cosi' mi auguro che le coscienze di chi e' stato piu' fortunato si rinsaldino tra loro cosi' da permettere a tutti di credere ancora in un futuro migliore, che deve e puo' passare ancora tra le nostre mani.
L'art.1 della nostra Costituzione recita :" L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Speriamo che qualcuno si ricordi che questo e' il principio sul quale abbiamo costruito il nostro paese,perche' in troppi ormai fanno finta di non saperlo piu'.

Buon 2010

Corrado Armenia





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