Roma, 4 lug. (Labitalia) - "La bozza di legge delega sulla liberalizzazione delle professioni del governo di Silvio Berlusconi, così come le passate azioni e le odierne ripetute affermazioni del leader dell'opposizione Pierluigi Bersani e gli appelli del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, conducono tutte a uno stesso esito: lo snaturamento delle libere professioni". E' questo uno dei passaggi della lettera, un vero e proprio manifesto, che il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori ha inviato ai membri del governo e ai capigruppo di Camera e Senato.
"L'obiettivo - si legge - non sono gli ordini che, pur con i limiti umani delle persone che li rappresentano, sono eletti democraticamente, forniscono un servizio a tutta la comunità a spese dei propri iscritti, sono istituzioni dello Stato che operano al di fuori di quelle logiche di partito che tanto danno stanno facendo al Paese. L'obiettivo sono i nostri mestieri, mestieri liberi, intellettuali, radicati nella storia e nel reale, capaci di darci il pane mentre adempiamo un servizio utile ai cittadini".
"Ma il progetto del mondo politico italiano - continua la lettera - non è investire nelle idee, nel talento e nelle capacità tecniche degli architetti italiani o delle altre professioni intellettuali".
"Da oltre quindici anni - si legge ancora - la nostra classe politica, senza alcuna conoscenza della realtà del nostro mestiere e presa da un cieco furore ideologico o strumentale pervicacia, agisce con iniziative che danneggiano i cittadini e l'habitat. L'abolizione dei minimi tariffari, senza adeguati correttivi, ha reso normali ribassi dell'80% sulle parcelle, sfruttando la condizione di crisi e le sempre più drammatiche difficoltà economiche dei professionisti italiani".
"Le regole puramente economiche sull'assegnazione degli incarichi nei lavori pubblici - continua - hanno emarginato ed espulso dal mercato i giovani e i piccoli, contro ogni criterio di merito; la scelta di escludere i professionisti da alcun sostegno fiscale o di credito nella crisi ha danneggiato, forse irreparabilmente, le fasce più deboli: giovani e donne".
"Gli architetti italiani che non hanno alcuna barriera all'accesso né limitazioni territoriali, né impedimenti alla pubblicità - si precisa - hanno chiesto di costituire le società tra professionisti ma è stato loro negato; di costituire reti interprofessionali, ma non vi sono le norme che lo permettono; di avere incentivi fiscali all'innovazione e all'internazionalizzazione, senza risultato".
"Qualunque altro Paese del mondo - continua la lettera del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori - sarebbe pronto a investire sulla creatività e capacità di chi ha realizzato il made in Italy, di chi è pronto a mettersi in gioco con tenacia e senza paracaduti sociali, dei giovani talenti che invece vanno altrove, dove le idee sono la fonte dello sviluppo".
"L'unico obiettivo della politica italiana - continua ancora - sembra invece riposto nello smontare un sistema professionale che, pur con i suoi difetti, è fondato su pochi saldi principi di civiltà: l'etica professionale, la rappresentanza eletta democraticamente, la missione di difendere i principi costituzionali di salvaguardia dell'ambiente e promozione della cultura, la difesa dell'utente finale".
"Si vuole imporre alla nostra libera professione di architetti - si denuncia - il modello industriale e finanziario, con società anonime fuori dal controllo etico, con strutture che concorrono sulla base dei fatturati e non dei progetti, con organizzazioni di matrice industriale piuttosto che cooperativa che controllano il libero lavoro intellettuale, con approcci vetero-industriali che la rete, così consona al nostro lavoro, ha mandato in soffitta da tempo Si vuole confondere la prestazione intellettuale e la commercializzazione del prodotto, come si è fatto, unici in Europa, con l'appalto integrato, con buona pace della difesa del consumatore".
Nella lettera si sottolinea che "gli architetti italiani rifiutano questo approccio e questo metodo, incivile e anti-economico: noi da tempo abbiamo avviato il processo di adattamento al mercato globale e vogliamo, anzi pretendiamo, il rispetto dovuto a chi impegna il proprio intelletto e le proprie risorse tecniche ed economiche per contribuire allo sviluppo sostenibile dell'Italia, senza mai aver avuto il sostegno economico o fiscale dello Stato, pagandoci le nostre pensioni, impegnandoci con passione non solo a sbarcare il lunario, ma a difendere il paesaggio e a migliorare la qualità dell'habitat".
"Per fare la riforma - sottolinea il Consiglio nazionale - bisogna rendere il mercato realmente aperto all'affermazione del merito, smontando tutte le norme che mediante i valori di fatturato o le misure della quantità del lavoro svolto impediscono ai giovani talenti di affermarsi; rendere possibili le società interprofessionali, composte da iscritti agli albi e l'attivazione di reti professionali italiane ed estere. Incentivare la ricerca e l'innovazione negli Studi, promuoverli sui mercati internazionali. Riaffermare e sostenere il ruolo dell'etica professionale, unico principio di civiltà capace di regolare il mercato".
"Gli architetti italiani - conclude la lettera - vogliono mantenere le loro idee e le loro matite libere dai condizionamenti di un sistema, come quello che ci vogliono imporre, basato esclusivamente sul conseguimento del risultato economico: vogliamo continuare a credere che possiamo predisporre progetti che faranno vivere un po' meglio le persone e contribuiranno al benessere dell'Italia, anche se ciò non rientra nei programmi di un responsabile finanziario aziendale".
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