 Che strano paese è questo: si moltiplicano le iniziative di solidarietà, le raccolte di fondi e non si rispettano i diritti e le necessità dei cittadini più deboli. Si passa con estrema disinvoltura dalle raccolte con offerte per milioni di euro destinate ad iniziative benefiche, alla totale indifferenza per le tante famiglie indigenti delle nostre città, dalla dichiarazione di disponibilità all'accoglienza, al diffuso sfruttamento di lavoratori immigrati irregolari. Dove un assessore comunale, l'assessore alla cultura di un paese in provincia di Torino per l'esattezza, afferma tranquillamente che i ragazzi disabili devono essere accolti in strutture idonee, cioè esterne, essendo un problema per la scuola in quanto ostacolano il regolare svolgimento delle lezioni. Non so quali siano le competenze necessarie per essere nominato assessore in un comune italiano, ma credo che chi ha designato questo avvocato sessantatreenne come assessore alla cultura debba possedere una notevole ironia e grande senso di humour. Come giustificare la diffusa abitudine di posteggiare negli spazi destinati ai portatori di handicap? Basta guardare qualcuno dei blog dedicati al problema per trovare tantissime segnalazioni di questa grave mancanza di educazione, in tutte le città italiane.
Quasi tutti giorni è possibile seguire sulle tv nazionali come su quelle locali, trasmissioni in cui esperti, giornalisti, operatori e familiari di invalidi, o come si dice adesso, diversamente abili, discutono di problemi annosi come le barriere ar
chitettoniche o le difficoltà di inserimento scolastico o lavorativo. Appare evidente come non siano mai stati affrontati con decisione i problemi di una parte della popolazione numerosa ma totalmente indifesa. E allora ci si indigna di fronte ad episodi che ledono i diritti dei più deboli e si impreca contro la politica e il potere. Ma se è giusto pretendere che chi amministra la cosa pubblica affronti e risolva i problemi, ci chiediamo mai cosa facciamo noi singoli cittadini? Siamo sempre attenti e rispettosi degli altri? Evitiamo sempre di parcheggiare la nostra auto nei posti riservati ai portatori di handicap, ma anche davanti agli scivoli dei marciapiedi, ai passi carrabili o in doppia se non tripla fila? Rispettiamo la fila alla cassa dei supermercati o negli uffici postali, ci fermiamo un attimo davanti al mendicante all'angolo della strada, rispondiamo educatamente alla signora che ci vuol fare leggere la vera bibbia? Intendo dire che se non siamo in grado di rispettare tutti, non rispetteremo mai nessuno. Se ci sentiamo civili e rispettosi dei diritti di tutti perché usiamo terminologie alla moda (diversamente abile e non invalido, audioleso piuttosto che sordo, ecc) per poi protestare se a scuola con nostro figlio c'è un ragazzo "problematico", non cambierà nulla. Avendo operato per anni all'interno di una organizzazione umanitaria, ho visto la grande generosità dei numerosissimi volontari impegnati, la capacità di superare ogni differenza, religiosa o culturale, sociale o economica.
Ma ho potuto anche avvertire la diffidenza di chi non riesce a credere che ci siano delle persone "normali" che dedicano "gratuitamente" il propri tempo ed il proprio lavoro agli altri, a chi ha bisogno. Ricordo un incontro con i ragazzi di una scuola media in una zona residenziale catanese, incontro in cui dovevo presentare una giornata di raccolta di alimenti per i poveri. L'interesse dei ragazzi era quasi interamente rivolto all'opera dei volontari, perché lo facevano, chi pagava i prodotti distribuiti e i costi di gestione, se la mia opera in particolare, fosse pagata o meno. Non ricordo nessuna domanda sui destinatari di quegli aiuti, su chi o quanti fossero i poveri ai quali avremmo poi distribuito quei prodotti, su come vivessero, come ne venissimo a conoscenza. Ma la cosa che mi colpì di più era l'espressione sulla faccia degli insegnanti, che annuivano soddisfatti alle domande più maliziose dei loro alunni mentre esprimevano scetticismo a quelle mie risposte alle quali probabilmente non credevano. Ecco fino a quanto il nostro scetticismo, che spacciamo per realismo o presunta conoscenza dell'animo umano, ma che è e resta soltanto egoismo, prevarrà sulla ben più naturale propensione all'altro e sul reciproco rispetto, la giustizia sociale rimarrà una bellissima utopia.
Giuseppe Rubino
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